giovedì, dicembre 30, 2004
Teletubbies' day
Ieri, lo ammetto, ho giocato sporco. In un momento in cui Sara gnaulava nervosa l'ho schiaffata davanti alla tv, mentre la BBC dava i Teletubbies. Bingo. Assolutamente ipnotizzata lei, ed io tranquilla per una mezzora. E poi, sai mai impara anche l'inglese?
Nel pomeriggio poi siamo andati a trovare un altro grande fan dei Teletubbies, il cuginetto Diego. Ora, Diego fino ad oggi con Sara aveva adottato una strategia di basso profilo: la ignorava studiatamente. Probabilmente sperava che così facendo ci saremmo decisi a portare via l'intrusa così che lui potesse riavere i nonni tutti per sé. Ieri si deve essere finalmente rassegnato all'idea che Sara is here to stay.. così uniti dalla comune passione per i Teletubbies i due cuginetti si sono ritrovati vicini davanti alla TV. E poi dicono che la TV separa le famiglie..

postato da: Neeta alle ore 30/12/2004 11:43 | Permalink | commenti (4)
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martedì, dicembre 28, 2004

L'amara Tamara
"E tutti fan la nanna" di Tamara Eberlein

Allucinante. Disonesto. E disgustoso. In tre parole, ecco questo libro.

Allucinante perché l'unico modo in cui riesce a concepire il rapporto tra genitore e figlio è come una lotta, uno scontro in cui l'adulto deve far vedere chi è il più forte, deve domare il bambino, inquadrarlo, imporgli delle regole, non farsi fregare da lui, non farsene infastidire. Allucinante perché il bambino non è visto come un cucciolo dipendente per natura, un piccolo essere sociale con bisogni affettivi legittimi, oltre che puramente fisici come mangiare ed essere cambiato, ma come un piccolo despota manipolatore, un astuto nemico da neutralizzare, da obbligare al sonno con qualsiasi metodo, un piccolo scocciatore da ridurre al silenzio ed all'obbedienza. In tutto il libro non c'è una sola espressione di tenerezza per i bambini, solo di soddisfazione per averli piegati, perché finalmente "si addormenta senza fiatare".

Disonesto, perché vorrebbe presentarsi come un libro obiettivo, in cui vengono esaminati vari approcci. In realtà, l'unico approccio che viene proposto è quello di cui sopra, che si estrinseca poi nella solita vecchia ricetta: lascialo piangere. Si arriva all'assurdo in cui il metodo "lascialo piangere ad oltranza" (per ore, come viene trionfalmente raccontato da alcune madri prese esempio) finché il piccolo crolla viene presentato per primo, ma non, afferma la Eberlein, perché è raccomandato, ma perché è più facile da capire e seguire (e se questa non è una raccomandazione, allora cos'è?) e subito dopo viene spiegato l'approccio "rassicurante".. che consiste nel farlo piangere ad oltranza, ma andando a consolarlo da lontano ogni 5-10-15 minuti... questo è quello che la Eberlein chiama rassicurante. Cosa chiamerà spaventoso, allora?? Dopo questo, non ci sono altre proposte, e meno male che si parlava di vari approcci. Disonesto perché la Eberlein ha parlato solo con sostenitori del metodo duro, guardandosi bene dall'andare ad intervistare gente come il Dr.Sears, che di certo non avrebbero dato sostegno alle sue tesi da kapò nazista su come si tratta un figlio.. alla faccia della pretesa obiettività. Disonesto perché a questi grandi scienziati che propugnano il metodo duro non viene chiesto di supportare sempre le loro affermazioni con prove o studi scientifici, basta il loro parere, né la Eberlein sente il bisogno di farlo, e tutti possono così permettersi di affermare vecchi pregiudizi triti e ritriti che, altrove, studi scientifici hanno messo in dubbio o decisamente smentito, come per esempio che il co-sleeping vizia i bambini, o che il co-sleeping è dannoso perché potrebbe, ad esempio, far pensare al bambino che si dorme con chiunque e quindi metterlo a rischio di abusi sessuali (come se il bambino non sapesse benissimo che i suoi genitori non sono "chiunque", è proprio per quello che vuole dormire con loro!) o perché, per le ragazzine, dormire con papà potrebbe renderle inclini a farlo anche con qualche tipo incontrato per strada... c'è bisogno di commentare l'idiozia di queste affermazioni?

Disgustoso, perché fa affermazioni di una brutalità, di uno squallore e di un cinismo semplicemente rivoltanti. Oltre a quelle qui sopra: quali sono i possibili motivi per cui un genitore non vuole far piangere il suo bambino? Semplice: non vuole dare scandalo con i vicini, non vuole essere disturbato dal pianto o magari ha il cuore troppo tenero.. prego notare il tocco finale di disprezzo per chi ha una visione e delle scelte diverse dalle sue, che ci siano altre motivazioni più profonde, serie e consapevoli per non far piangere un bambino non la sfiora nemmeno. E se il vostro partner non è d'accordo con voi nel far piangere ad oltranza il vostro bambino cosa fare? Semplice anche qui: aspettate che debba partire per un viaggio di lavoro e mentre lui non è a casa (a proteggere il bambino, mi vien da dire) voi agite come avete deciso.. nella lotta per qualche ora di sonno in più tutto è permesso, anche contro ed alle spalle del compagno di vita.

Quelli che scelgono l'approccio drastico? Tipi decisi che affrontano le situazioni di petto (cosa ci sia di deciso e coraggioso nel chiudersi in una stanza con i tappi nelle orecchie mentre vostro figlio urla disperato nella stanza accanto, sperando di cavarsela con tre quattro giorni di urli soltanto, me lo dovete spiegare). Quelli che preferiscono un metodo più amorevole? Sono chiocce dal cuore troppo tenero. E via così cercando di mettere in ridicolo chi non è d'accordo con lei. Sempre per la serie: un libro obiettivo. Esistono altri modi di affrontare queste situazione oltre al "lascialo piangere", si può condividerli o no, ma vorrei che un libro che pretende di essere una ricerca accurata non fosse così disonesto da ignorarli o cercare di metterli in ridicolo: questo è davvero pessimo giornalismo, del tipo più manipolatorio.

Pensavo che Estivill fosse il fondo. Mi sbagliavo, e quanto.










postato da: Neeta alle ore 28/12/2004 16:55 | Permalink | commenti (2)
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venerdì, dicembre 24, 2004
AUGURI!

postato da: Neeta alle ore 24/12/2004 11:53 | Permalink | commenti (5)
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mercoledì, dicembre 22, 2004

Casualties of war
Ok, è in corso una guerra, in pratica, tra OMS e sostenitori dell'allattamento al seno da una parte e case produttrici di latte formulato dall'altra. Subdola come tutte le guerre commerciali. Vabbe'. Ma perché, come in tutte le guerre, ci devono andare di mezzo mamme e bambini? E per di più, sotto il più classico fuoco amico: quello di chi sostiene, con le migliori intenzioni, la possibilità di scegliere l'allattamento al seno, ma alla fine rischia di creare ghetti e classifiche. Ecco due iniziative a sostegno.. già, il punto è qui: a sostegno di cosa? Dell'allattamento al seno, nel primo caso, della maternità in generale nel secondo:
Angolo blu in Toscana
Baby Pit Stop a Fano

Io voto per la seconda
La differenza tra le due forse è sottile, ma c'è. C'è uno spostamento della prospettiva, che diventa più ampia. Di riserve protette per chi allatta al seno possiamo fare a meno. Di aiuto per le mamme no. Ed io alla fine non mi sento poi così specie in estinzione, sapete?







postato da: Neeta alle ore 22/12/2004 19:07 | Permalink | commenti (1)
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mercoledì, dicembre 22, 2004

Bollettino medico della famiglia Fantozzi
Sara: tossisce con la voce di Amanda Lear, ha il nasino tappato ma il suo buonumore non si smentisce. Per fortuna!
Mammina: ha scoperto ieri che non ha più il fisico da sherpa per sollevare pupa, zaino e sacco dei regali (tentava una scadente imitazione della Befana). Oggi cammina piegata in due come un'ottantenne befana (appunto), ha (l'ennesimo) ingorgo alla tetta destra ed una notte di sonno arretrato
Babbo: per non sentirsi escluso, si è affettato un dito ed è dovuto andare al pronto soccorso per farselo ricucire. Ora si aggira con un ditone fasciato da fumetto
I gatti: in abs!!!





postato da: Neeta alle ore 22/12/2004 11:46 | Permalink | commenti
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mercoledì, dicembre 22, 2004

L'aereoplanino rosa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per tirarci un po' su il morale..

postato da: Neeta alle ore 22/12/2004 03:56 | Permalink | commenti (1)
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mercoledì, dicembre 22, 2004

La prima notte
Perché c'è sempre una prima notte. Lo sapevo che sarebbe arrivata: la prima notte che ti fai in bianco perché la luce degli occhi tuoi sta male. E non dorme. E piange. Per carità, proprio niente di grave: direi un po' di raffreddore, un po' di faringite e forse qualche linea di febbre.. Però l'effetto sul genitore alle prime armi è devastante lo stesso: tireresti giù il mondo per far stare meglio tua figlia . Nel nostro caso, sono bastate poche gocce di tachipirina, tante coccole, una poppata.. Lei finalmente è lì che dorme esausta, noi qui che la spiamo dormire tra le nebbie balsamiche dell'umidificatore. Esausti anche noi ma in servizio continuato. A noi va bene anche così.

P.S. Ed oggi compie 5 mesi, la nostra cucciola.




postato da: Neeta alle ore 22/12/2004 03:48 | Permalink | commenti (4)
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sabato, dicembre 18, 2004

E' ufficiale
OGGI è Natale. E tutti noi balliamo sul mondo.


 

 

 

Tatino è a casa.



postato da: Neeta alle ore 18/12/2004 18:51 | Permalink | commenti (4)
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sabato, dicembre 18, 2004

Il piccolo palombaro mordace
De Amicis non c'entra niente. C'entra l'ultimo giochino di Sara: annoiata dalla solita zuppa, anzi dal solito latte, ha deciso di introdurre un diversivo nelle poppate. Mentre sta beatamente poppando all'improvviso stringe i denti che non ha e si butta all'indietro, tirando il capezzolo. Mammina non gradisce. Mammina, anzi, urla. Babbo accorre e rimprovera la prole. La prolina ride in faccia a tutti e due.
Dopo tre o quattro di questi scherzetti oggi mammina ha deciso che la piccina si tiene la fame, se proprio ne ha



postato da: Neeta alle ore 18/12/2004 17:29 | Permalink | commenti (1)
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venerdì, dicembre 17, 2004
Ninna nanna allegra
Así era que te quería, así era que te buscaba,
de delantal y pañuelo y lunares en la cara.

Así era que te quería, así era que te buscaba,
morena como mi abuela, trigueña como mi mama.

Así como mis abuelos, así era que te buscaba,
ellos eran montañeros de carriel, sombrero y ruana.

Mi padre era labriego y siempre se enamoraba
de mujer sencilla y buena, así como era mi mama.






postato da: Neeta alle ore 17/12/2004 14:30 | Permalink | commenti
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venerdì, dicembre 17, 2004
Ninna nanna triste
Dicen que por las noches nomàs se le iba en puro llorar
Dicen que no comía, nomás se le iba en puro tomar
Juran que el mismo cielo se estremecía al oir su llanto
Como sufrió por ella que hasta en su muerte la fue llamando.

Ay, ay, ay, ay, ay, cantaba
Ay, ay, ay, ay, ay, gemía
Ay, ay, ay, ay, ay, lloraba
De pasión mortal moría.

Que una paloma triste muy de manana le va a cantar
A la casita sóla con sus puertitas de par en par
Juran que ésa paloma no es otra cosa más que su alma
Que todavía la espera, a que regrese la desdichada.

Cucurrucucu, paloma,
Cucurrucucu, no llores,
Las piedras jamás, paloma
iQue van a saber de amores!
Cucurrucucu, cucurrucucu,
Cucurrucucu, paloma, ya no le llores






















postato da: Neeta alle ore 17/12/2004 14:30 | Permalink | commenti
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giovedì, dicembre 16, 2004

La Tartarughina furiosa
Come ho scritto qualche giorno fa, Sara ha imparato a girarsi a pancia sotto. Bellissimo Ora lo fa in continuazione. L'unico problema è che una volta a pancia sotto non sa che fare. Prendere gli oggetti in mano in questa posizione mica è facile. Tenere su la testa a lungo idem. Rigirarsi a pancia su ancora non le riesce. Ergo.. dopo qualche minuto di tentativi la Tartarughina è giustamente (?) incazzata e si mette ad urlare stizzita, finché mammina o babbo non accorrono e la rimettono a pancia in su. Lei allora smette di urlare Sorride! E poi... si rigira a pancia sotto

Ieri all'alba poi si è svegliata reclamando pappa. Allora senza manco accendere la luce ho steso le braccia, l'ho presa (dorme nel lettino accostato a sidecar al lettone), l'ho messa accanto a me e le ho dato il seno. Sara non si è attaccata ed ha continuato a reclamare. Allora mi sono sistemata meglio, e di nuovo le ho offerto il seno. Sara di nuovo ha continuato ad urlare sempre più incavolata. A questo punto mi è sorto un dubbio Tastando al buio ho sentito una piccola zucca, una schiena ed un sederino. Era a pancia sotto. Tutti i torti non ce l'aveva..




postato da: Neeta alle ore 16/12/2004 15:49 | Permalink | commenti (9)
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mercoledì, dicembre 15, 2004
Gioco duro
Calci. Sberle. Graffi. Morsi.
Mia figlia poppa senza esclusione di colpi.

postato da: Neeta alle ore 15/12/2004 19:02 | Permalink | commenti (2)
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mercoledì, dicembre 15, 2004

Lettera aperta alla ToscanaGas
Egregi Signori,
vi scriviamo in merito alla campagna pubblicitaria della ToscanaGas, le cui affissioni stanno tappezzando Pisa con un gigantesco biberon e la scritta che proclama, più o meno, che sono le cose che conosciamo da sempre a darci sicurezza..

Vorremmo farvi notare che il biberon non fa affatto parte “da sempre” della nostra vita, ma solo da qualche decina di anni. È il seno materno che nutre e offre calore e sicurezza da sempre ai cuccioli d’uomo. Quindi troveremmo più sensato l’utilizzo di una foto che ritragga una madre che allatta al seno il suo bambino. Questo, sempre che per voi la parola “seno” non evochi solo immagini di siliconate protuberanze sul petto di una procace quanto insipida figliola in TV.

Per quanto riguarda la sicurezza, sicuramente non ignorate che l’allattamento artificiale è correlato, rispetto al latte materno, ad una maggiore incidenza di patologie gastro-intestinali, respiratorie, otorino-laringoiatriche, auto-immuni ed allergiche. Personalmente ci sentiamo molto, ma molto più sicuri finché nostra figlia prende esclusivamente latte materno, perfettamente adeguato alle sue esigenze e ricco di anticorpi e di cellule del sistema immunitario capaci di proteggerla.

L’unica sicurezza garantita con l’allattamento artificiale è di spendere un sacco di soldi, in Italia ben più che in altri paesi grazie alla politica di cartello delle ditte produttrici, come pensiamo saprete se siete al corrente delle cronache italiane. Tra l’altro, il latte artificiale è un prodotto di cui la stragrande maggioranza delle madri potrebbe benissimo fare a meno, visto che a parte casi molto particolari ogni donna è in grado, se adeguatamente informata e sostenuta, di produrre tutto il latte necessario per nutrire il suo bambino.

Riassumendo, avete associato il vostro marchio all’immagine di qualcosa che è fondamentalmente non necessario, ingiustificatammente costoso e che non garantisce migliore salute. Complimenti
Se appena possiamo, in futuro continueremo a non servirci da voi.
Cordiali saluti

Neeta, Simone e Sara















postato da: Neeta alle ore 15/12/2004 13:25 | Permalink | commenti (9)
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mercoledì, dicembre 15, 2004

Post partum
Mi sto rendendo conto che bisognerebbe raccontare, e raccontarsi, il parto due volte. Almeno. Perché è solo dopo qualche mese dal grande giorno, quando l'euforia, la stanchezza, la novità assoluta hanno lasciato spazio alle riflessioni, che si possono vedere le cose da un'angolatura migliore, più obiettiva sicuramente, e magari rivalutare alcune cose. Io per esempio ho capito che tutto quel senso di inadeguatezza che avevo durante e dopo il parto non era perché io non ero (stata) all'altezza. Non sono state all'altezza le ostetriche, mi spiace dirlo. Una di loro all'inizio del travaglio mi ha fatto una dilatazione manuale, probabilmente perché eravamo in tante a partorire quel giorno e non avevano tempo di aspettare che io mi dilatassi normalmente. Solo che non me lo ha detto, che stava per farmi una manovra di dilatazione manuale, anzi per essere precisi non ha chiesto, come avrebbe dovuto, il mio consenso (sapeva forse che le avrei detto no grazie?). Io non so se vi è mai toccata una cosa simile: io sono passata, sotto le sue gentili manine, da 3 cm a 7 in 30 secondi (vedi cartella). 30 secondi di puro inferno, e da parte mia, di urla disumane e di tentativo di fuga (mi sono praticamente buttata giù dal lettino ostetrico). Perché non avendomi lei avvertito, io non ero affatto pronta. Pensate che si sia scusata o che mi abbia spiegato? Nient'affatto. Anzi. Mi ha severamente rimproverato per aver perso il controllo, dicendomi che dovevo partorire e non potevo permettermi di comportarmi così e scappare davanti al dolore. Ho fatto il resto del travaglio - 5 ore per niente divertenti - in preda ad un senso di vergogna, stringendo i denti per non disturbare più la signora ostetrica con le mie urla fuori luogo (che diamine, in fondo stavo solo partorendo).

Se potessi, farei provare io a quell'ostetrica una dilatazione manuale e senza chiedere manco permesso. Poi mi racconta, poi..
(Simone ci tiene a dire che quell'ostetrica lui la conosce e che non solo non ha mai partorito, ma probabilmente non ha mai nemmeno trombato in vita sua.. e scusate il francesismo)





postato da: Neeta alle ore 15/12/2004 12:18 | Permalink | commenti (8)
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lunedì, dicembre 13, 2004

Tatino 2.0beta
Si attende con (im)pazienza a giorni la release della versione 2.0 del Tatino, l'iBaby più gettonato dagli utenti della rete (come ci fa notare il suo iPapy giustamente orgoglioso ). Siamo impazienti di verificare le nuove features del mitico Tatino, dopo la correzione del bug del plug-in valvolato. Traduzione: Cesare siamo tutti qui (virtualmente) che ti aspettiamo (metaforicamente) a casa. Datte 'na mossa, che vogliamo stappare 'sto succo di frutta .


postato da: Neeta alle ore 13/12/2004 11:57 | Permalink | commenti (1)
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lunedì, dicembre 13, 2004

Cibo per la mente
Questo sarebbero i giocattoli per bambini.Quindi, è chiaro che vorremmo offrire a Sara una dieta ricca e variata, che stimoli le sue funzioni digest.. pardon, cognitive. Finora però da MadreSnaturata come al solito non ho comperato nulla per Saruchi: tutti i giocattolini che possiede le sono stati regalati. Ispirata dalla quotidiana tazza di paraffina liquida, ecco la hit-parade provvisoria:
- la giostrina delle apine, vedi post qui sotto. In realtà quella che ha Sara è l'ennesima cover del mito, e ce n'è voluto per trovarne una versione unplugged, cioè il più semplice possibile e con il carillon originale. Che dire, un evergreen, un "oldies but goldies". Voto: mille stelline luccicanti negli occhi di Sara quando la vede
- il pupazzetto Chicco in sembianze di anatroccolo/angioletto, giallo ed arancione vivo, con le ali di stoffa sbrilluccicosa che crocchiano deliziosamente quando le manipolate, ed un disco di plastica gialla ottima da mordere. Fa anche un lieve tintinnìo quando viene scosso, lieve appunto e non troppo offensivo per le orecchie di mammina che tenta di dormire lì accanto. Voto: è già pieno di stelline di suo, sulle ali, sul disco di plastica...
- il sonaglietto marziano, vedi post dedicato, che a dispetto delle stranezze tipo tatuaggi tribali sul culo della pera e della mela, ha in realtà uno scopo utilissimo: imparare a non picchiarsi i sonaglietti in testa. Voto: tante stelline, Sara le vede quando se lo picchia sonoramente in fronte
- il carillon della Chicco, beige e rosa, creato per stimolare Sara ma rimbecillire mammina, che non riesce più a togliersi la melensa musichetta dalla testa. Voto: la sua forma, cioè una stella, e siamo clementi
- l'orsetto Takinou, delle dimensioni e delle consistenza giuste per essere manipolato e assaggiato, e in un elegante ton-sur-ton di sfumature beige, di quelle che piacciono tanto a a mammina mentre Sara manco le vede. E non emette un suono manco a sbuzzarlo. Voto: 'na palla
- l'indefinibile animaletto, forse un cane, di pelouche con le palpebre a mezz'aria, e già lì si capisce che non è nulla di esaltante. Non è di colore vivace, non emette nessun suono, non si può nemmeno mordere perché il pelouche fa schifo. Voto: du' palle.

Fuori classifica: Mammina. E' un po' difficile da manipolare, ma quando viene morsa emette suoni divertenti. E' capace di schioccare baci sonori, cantare, ballare con Sara in braccio o senza, agitarsi in modo esilarante, strabuzzare gli occhi e fare le vocine buffe. Non si scarica mai, ma ogni tanto si rompe, ed allora ha un'aria un po' rallentata ed esausta. Voto: per Sara il Sole, la Luna e l'altre Stelle








postato da: Neeta alle ore 13/12/2004 10:24 | Permalink | commenti
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domenica, dicembre 12, 2004

Meraviglia delle meraviglie
Oggi per Sara è stato il giorno della Giostrina delle Api. Cioè il giorno in cui la sua snaturatissima mammina, dopo quattro mesi che glie l'hanno regalata, ha finalmente messo in moto la giostrina, già da un paio di giorni collocata al suo posto naturale, sopra il lettino. Ogni bambino della nostra famiglia ha avuto *quella* giostrina lì, e non un'altra. Ogni bambino della nostra famiglia ha avuto il suo Giorno della Giostrina delle Api.

Quando la giostrina ha iniziato a muoversi ed il carillon a suonare, Sara si è immobilizzata a guardarla. Una concentrazione meravigliata, totale, assoluta. Poi la giostrina ha rallentato.. si è fermata. Sara, ancora ferma a guardarla. Per uno, due minuti. Poi un sospiro, ed il mondo ha ricominciato a scorrere. Mammina ha ricaricato la giostrina, e di nuovo la stessa intensa concentrazione sul viso di Sara. Non si è persa un secondo, né un fremito d'ali delle apine. Poi la giostrina si è fermata di nuovo. Di nuovo l'attesa liquida che qualcosa riaccadesse. Ed è accaduto, mammina ha di nuovo armeggiato sul carillon e.. quando Sara ha sentito di nuovo la musica ed ha capito che la magica giostrina stava ripartendo è stato un sussulto felice, un mulinare di braccine per aria, un accenno di sorriso. Ha capito che la giostrina era lì per lei. Da lì in poi, ad ogni nuovo giro di giostrina, un sorriso sempre più felice, un'intensità di movimenti sempre più gioiosi.

E' bello, il Giorno della Giostrina delle Api.







postato da: Neeta alle ore 12/12/2004 21:22 | Permalink | commenti (3)
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sabato, dicembre 11, 2004

I have a dream
Ragazze, io sogno che tutte le mamme, allattatrici e non, pannolinatrici e non, insomma tutte senza distinzione e senza schieramenti si uniscano in una trasversale, colossale, liberatoria, sonora PERNACCHIA a tutto ilmondocherompeletette ed i suoi stereotipi.

..e poi ce ne torniamo ognuna in pace a fare le mamme, libera ognuna di farci la nostra strada

Che dite, sogno troppo?





postato da: Neeta alle ore 11/12/2004 12:48 | Permalink | commenti (1)
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venerdì, dicembre 10, 2004

La Neeta s'è rotta (un po')
Mi sono “divertita” a scrivere questo post dopo che una collega mamma forumista mi ha accusato di fare terrorismo psicologico pro-allattamento al seno per aver detto, ad un'altra mamma che chiedeva consiglio, che dare al bambino la tisanina zuccherata per “tirare” fino alla successiva poppata ad orario avrebbe potuto farle calare il latte (sottolineo: ho detto che avrebbe potuto, non ho dato sentenze definitive) e che la cosa è ad uso e consumo dei produttori di latte formulato.

Sentirmi dire che faccio terrorismo psicologico, dopo che passo buona parte del mio tempo sul forum a rassicurare in tutti i modi mamme e pancine su questioni mediche, e dopo che a suo tempo ho scritto un (chilometrico) post a sostegno della libertà di una donna di allattare come le pare, sinceramente mi è sembrato ingeneroso. Poteva bastare "disturbo della quiete della coscienza pubblica" Ma vabe’, capita. Però avevo quasi voglia di dire: la prossima volta i problemi medici ve li smazzate voi. Quasi, ho detto.

Il punto è: la tetta non l’ho inventata io. Se l’avessi inventata io l’avrei fatta diversa. Io mi limito a cercare di capire come funziona, e magari comunicarlo a chi vuole “utilizzarla”. Se sai come si fa una cosa puoi scegliere di farla o non farla. Se non sai farla, non hai nessuna scelta.

Se io dicessi ad una madre che usa il biberon che è meglio che lavi e sterilizzi i biberon sennò potrebbe avere problemi di infezioni intestinali, e che è consigliabile usare biberon anticoliche, sarei solo una madre che dà informazioni utili. È così che funziona l’allattamento al biberon.

Se dico ad una madre che allatta al seno che è meglio non distanziare troppo le poppate ed attaccare il più possibile il bambino al seno senza sfamarlo con tisane zuccherate (specie nei primi tempi), sennò potrebbe notare un calo del latte, allora sono una terrorista psicologica. Eppure, è così che funziona l’allattamento al seno.

È da notare che non a tutte capita, infatti alla mamma che mi ha mosso l’obiezione non è capitato di avere cali di latte (a me si, distanziando le poppate per via dell'università).. ma lo so che non siamo tutte uguali, solo non ci si può basare solo su esperienze aneddotiche ed isolate: se andiamo a vedere sui grandi numeri, è dimostrato che fare poppate ad orari distanziati è uno dei fattori associati ad un calo del latte. Come altri, tipo l’uso di ciuccio e di tisanine che diminuiscono il bisogno di attaccarsi al seno del bambino. Un medico avrebbe il dovere di informarsi ed informare sulle possibili (possibili) conseguenze di quel che consiglia (sorvolo sul fatto che il medico in questione consigliasse proprio una marca specifica: ci vorrebbe un post a parte per quello)

Noi siamo mammiferi evoluti, come qualcuno ha giustamente notato. Però, di base siamo mammiferi, non c’è niente da fare. Il nostro cervello può essersi proiettato al di là, ma la nostra tetta è rimasta come ai tempi dei CroMagnon: la sua fisiologia ed il suo sistema di controllo ormonale si sono evoluti per funzionare bene con l’allattamento a richiesta e poppate brevi e frequenti. Questo stabilisce (e poi mantiene al bisogno) una buona produzione e minimizza i problemi (forse non li azzera, ma li riduce). Le femmine delle grandi scimmie antropomorfe non avevano né l’orologio né la bilancia pesaneonati, e tantomeno il biberon, eppure loro non si sono estinti, altrimenti non saremmo qui.. L’uomo è l’unico mammifero che allatta ad orari, e costringe a fare lo stesso mucche, pecore e capre da latte. Lo fa perché non siamo più ai tempi dei CroMagnon, ed oggi esistono il tempo, il lavoro, la scuola, la spesa da fare, il filmone delle 9 di sera e via dicendo. Insomma, la cultura. Non c’è niente di male, anzi. Ai tempi dei CroMagnon doveva essere ‘na bella noia. Non pensiate che stia predicando un ritorno a ruoli tradizionali per la donna, anzi per la femmina della specie. Io sono una femminista in un’epoca in cui è decisamente fuori moda esserlo. Solo che dobbiamo renderci conto che, se vogliamo far funzionare la tetta in condizioni non fisiologiche, è più probabile che si presentino problemi. È esattamente la stessa cosa che accade se ci ingozziamo di dolci: facciamo funzionare il nostro pancreas in condizioni non fisiologiche ed è più probabile che svilupperemo un diabete. Di nuovo, se vi dico che ingozzandovi di dolci every day rischiate il diabete mi dareste della terrorista psicologica? Lo so che ci sono donne che anche con poppate distanziate riescono a mantenere una decente produzione di latte. Beate loro. Io non sono tra quelle. Io sono tra quelle (le più) che notano un calo. Ma invece di dirmi, come molte “mi sta finendo il latte” e considerarlo inevitabile e misterioso, ho detto: “tò, come prevedevo..”. Questo mi ha permesso anche di dirmi che la mia fisiologia non è “carente”, insomma io non faccio poco latte. Io ne faccio a sufficienza in condizioni ottimali, inizio ad avere problemi in condizioni non fisiologiche e di stress. Ed io penso che per moltissime donne che pensano di non produrre abbastanza latte e magari si sentono in difficoltà per questo sia la stessa cosa. Ora, prima che mynameis rinnovi la sua obiezione, lo so che ci sono donne che non possono oggettivamente produrre molto latte, ma per capire quante siano davvero dovremmo fornire a tutte ottime informazioni e condizioni non dico ottimali ma almeno decenti per allattare a richiesta ed a quel punto uscirebbero fuori percentuali attendibili. Ora, in giro ci sono solo percentuali alterate dalle condizioni oggettivamente non facili, dall’insipienza dei medici non aggiornati e (scusate) dall’interesse dei produttori di latti formulati (mynameis: io non detesto il latte formulato, ma chi lo produce si, per motivi etici).

Vorrei sottolineare una cosa: non sto dicendo che chi ha un calo di latte debba per forza rinchiudersi in casa con il pupo attaccato alle tette e bere litri di acqua e tisane (che tra l’altro non è affatto dimostrato che serva). Sto dicendo che se anche sceglie di usare latte formulato può pensare che lo sta facendo non per una propria carenza, ma per una incapacità dell’organizzazione sociale e culturale di lasciarla funzionare al meglio. E che chi invece vuole continuare ad allattare al seno, dovrebbe avere accesso alla migliore informazione possibile da operatori competenti (e ce ne sono pochi) e capaci di rispettare qualsiasi donna con le sue scelte, senza fare pressioni.

Ah, ed ovviamente, che in ogni caso il resto del mondo dovrebbe farsi i cavoli propri (pura utopia, lo so, lo so…)

Per riallacciarmi ad altri post, la pressione sulle madri perché siano Buone Madri è enorme. Ci vorrebbero 100 post per parlarne. Ognuna di noi lotta contro paranoie sempre in agguato e sensi di colpa più o meno striscianti per non essere mai all’altezza. Detta così è semplicistica, ma accontentatevi. Quindi ognuna di noi è estremamente sensibile a qualsiasi stimolo sull’argomento, e l’argomento allattamento è uno di quelli “caldi”. Ma il senso di colpa è uno strumento di controllo sociale, ed è un cavallo di Troia che noi possiamo decidere di portare dentro di noi o no. Se riuscissimo a lasciarlo fuori, a dire al mondo “al diavolo i vostri stereotipi, io e mio figlio facciamo la nostra storia”, allora forse quello che ho scritto su quel forum verrebbe percepito per quello che è: un’informazione, la condivisione di un’esperienza, che può tornare utile, e che possiamo decidere di usare o no, non un tentativo di pressione. Sapere qualcosa in più non ha mai fatto del male a nessuno, sapete?




postato da: Neeta alle ore 10/12/2004 07:41 | Permalink | commenti (6)
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mercoledì, dicembre 08, 2004
 Bella!

postato da: Neeta alle ore 08/12/2004 23:16 | Permalink | commenti (4)
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martedì, dicembre 07, 2004

La prima bambola
Quella che vedete vicino a Sara nella foto è la sua prima bambola. La zia (acquisita, ma non meno zia) Liliana l'ha sferruzzata per lei, l'ha imbottita, ha cucito il vestitino, ha pazientemente annodato uno per uno i capelli. Tocco d'artista, i pomelli rossi sulle gote. Ora le manca solo il nome. Aspettiamo che Sara lo decida lei o, con atto illiberale da adulto prevaricatore, ci sostituiamo ai tempi paciosi della sua naturale creatività e lo decidiamo noi? Arduo dilemma..



postato da: Neeta alle ore 07/12/2004 15:43 | Permalink | commenti (4)
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martedì, dicembre 07, 2004
Per la serie: provate a definire una madre, s'era detto..?
"Per me una buona madre è una studiosa che assiste alla nascita di un cervello..." e se volete leggere di più, andate qui.
postato da: Neeta alle ore 07/12/2004 15:09 | Permalink | commenti
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martedì, dicembre 07, 2004

Domperidone!
Tranquilli, domperidone non è un insulto. O meglio, lo è solo all'intelligenza femminile, secondo me. Il domperidone è un farmaco, usato come antiemetico e per accelerare il transito e lo svuotamento gastrico, con il nome commerciale di Motilium. Ora, ha un effetto collaterale, come tutte le molecole della sua categoria: aumenta la produzione di prolattina. Il che significa che può indurre lattazione, aumento del tessuto mammario.. viene perciò usato, soprattutto in Nord America, da quelle donne che hanno problemi a mantenere un'alta produzione di latte (a volte funziona, a volte no, comunque si fa un tentativo). Lo usano anche le madri adottive che cercano di ottenere la lattazione (è possibile entro certi limiti, lo si sa dalla notte dei tempi, ne parla anche la Bibbia nel libro di Rut). E' un uso off-label, cioè per cui il domperidone non è stato registrato, per cui il medico che lo prescrive lo fa sotto la sua responsabilità (del resto, si fa così anche per moltissimi farmaci somministrati ai bambini: gli studi sui bambini non vengono fatti perché non è economicamente redditizio.. questo per quelli di voi che pensano/sperano che il motivo sia etico: l'etica non ha mai fermato nessuno). Ora in America la FDA, organismo che controlla l'immissione in commercio dei farmaci, ha emesso un "avviso di allarme" sull'uso di domperidone per le donne che allattano. Le donne che allattano in America sono incazzate come iene. Giustamente. Ma invece di incazzarsi con la FDA, che fa solo il suo lavoro, dovrebbero farlo con le case farmaceutiche, che non hanno registrato il domperidone come farmaco per indurre la lattazione. Il perché è evidente: una cura con domperidone costerebbe attorno ai 20 euro al mese, un mese di latte artificiale consente di mungerne almeno 200, di euro. Non sono mica fessi, sapete?
Tutti conoscerete il Viagra ed il suo uso (o abuso). Bene, il Viagra è nato come vasodilatatore. Ma come vasodilatatore non vale una cicca, perché funziona bene solo sui tessuti dei corpi cavernosi del pene, insomma ha 'sto strano effetto collaterale.. così ecco che, grazie ad un effetto collaterale, un fallimento commerciale viene rapidissimamente riciclato come farmaco per l'impotenza erettile, venduto ad ogni angolo di Internet, profitti stellari per la Pfizer che lo produce. Perché a nessun uomo con impotenza erettile un medico direbbe "Si compri un pene artificiale" o "Ci sono altre cose che fanno di te un uomo". Una donna che ha problemi ad allattare invece si sente dire "Compri il latte artificiale" o "Ci sono altre cose che fanno di te una madre" (verissimo e sacrosanto, ma fallo decidere a me, se posso, come voglio essere una madre.. magari voglio allattare solo per avere finalmente due tette così, ma sono affari miei). Nessuno ha interesse a sviluppare farmaci per aiutare una donna ad allattare, anche se ci sarebbero già strade interessanti da percorrere, come il domperidone con il suo effetto collaterale.
Per farla breve: una tetta non vale un cazzo. Letteralmente.

P.S. Si, ogni tanto mi girano.. le tette, ovvio.






postato da: Neeta alle ore 07/12/2004 12:51 | Permalink | commenti (3)
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domenica, dicembre 05, 2004

Panico
Un paio di giorni fa mi sono ritrovata con un altro ingorgo (la solita tetta destra). Sara non ne voleva sapere di attaccarsi bene, quindi nemmeno con le più astruse posizioni riuscivo a sbloccare la situazione. Il tiralatte non tirava un tubo. Ed il dolore aumentava. Col terrore di un'altra mastite, disperata e visto che Sara non voleva collaborare ho chiesto a Simone di aiutarmi lui. Per un lungo attimo ci siamo fissati senza parlare, mentre lui realizzava che gli stavo chiedendo di attaccarsi alla tetta ma il sesso purtroppo non c'entrava niente. Ed io realizzavo, davanti al suo sguardo smarrito, che lui dopo 32 anni dalla sua ultima poppata non si ricordava più come si fa.
Per fortuna, Sara a quel punto ha capito l'impasse in cui si trovavano i suoi genitori, ha avuto pietà di loro e s'è decisa ad attaccarsi.



postato da: Neeta alle ore 05/12/2004 12:11 | Permalink | commenti (5)
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domenica, dicembre 05, 2004

Capricci, politically corrected

A mio marito ho proibito di dirmi “Tua figlia fa i capricci, vedi te”. La formula corretta da oggi in poi è: “Cara, nostra figlia sta manifestando, con i modi appropriati per una neonata della sua età, delle imprescindibili e certo giustificatissime esigenze fisiologiche la cui natura non mi è però perfettamente chiara. Urge il tuo intervento per cercare di acclarare la questione”. Si sta esercitando, perché o fa così o si arrangia

Ho già scritto altrove che non capisco l’applicazione della parola “vizio” ad un bambino. Cavolo, “vizio” non si dice più nemmeno per l’alcolismo, ora si parla di disturbo da dipendenza.. quindi, voglio proporre una battaglia di civiltà, l’abolizione con referendum della parola vizio riferita a minori di anni 6 (almeno). Ora sto considerando anche di abolire la parola capriccio. È un po’ che ci penso ma la conferma l’ho avuta ieri sera, quando Sara gnaulava tra le braccia di Simone senza riuscire ad addormentarsi. La prendo in braccio io, provo ad offrirle il seno ma niente. Stessa storia con il dito, si calma per qualche secondo e poi ricomincia ad agitarsi disperata. Simone mi fa “E' il birbo”, che qui significa capricci. Sarà. Alla fine, esasperata, ho preso Sara in braccio e mi sono alzata. Miracolo. Appena si è trovata in posizione verticale, appoggiata alla mia spalla, Sara ha cacciato una salva di rutti di quelli che le sono valsi il soprannome di Rombo di Tuono. Poi ha sorriso. Da quel momento è tornata la bimba serena e sorridente che conosciamo. L’ho messa nel lettino dove si è lentamente addormentata, sempre sorridendo. Altro che capricci.

A questo punto, la mia ipotesi di lavoro è che capriccio sia l’etichetta che si appiccica a comportamenti che non comprendiamo (ma che riposano in un malessere o un bisogno oggettivo). Un po’ come in medicina si chiamano idiopatiche quelle malattie di cui non si conosce la causa (si dice anche essenziale, come se di una malattia uno non potesse fare a meno.. bah). Certo, a chiamarli "esigenza imprescindibile e giustificata" non è che si risolvono magicamente, bisogna ancora capirci qualcosa e trovare il rimedio, ma è un passo avanti verso un approccio politically correct del pupo. E poi fa tanto figo, no?

E dobbiamo anche intenderci su cosa significa politically correct..

Politically correct (peace & love, sisters)

Sento in giro un sacco di insofferenza per il politically correct. È vero, è diventato troppo spesso una specie di percorso ad ostacoli per cui non bisogna dire cose che scontentino qualcuno (e qualcuno che si scontenta c’è sempre). E così non piace nemmeno a me. D'altra parte, è nato in un contesto, quello degli Stati Uniti, dove ci si confronta con il problema della convivenza di etnie ed istanze molto diverse, in qualche modo bisogna pur cercare di non scannarsi. Ma in realtà il politically correct è ben diverso.

Anzitutto, non venitemi a dire, come è successo su un forum che frequento che “non si puo’ più dire nulla, non si può più essere schietti, ma basta con il politically correct!” per coprire quello che non era stata un’uscita coraggiosa, ma semplicemente un’uscita maleducata nei confronti di un’altra persona. Non confondiamo le acque. Il politically correct si applica alle idee, non alle uscite personali. Per quelle, vale ancora la cara vecchia buona educazione. In mancanza di questa, anche la capacità di capire che con certe uscite improvvide non si fa una bella impressione e quindi difficilmente vi faranno applausi a scena aperta può tornare utile.

Inoltre, il politically correct non significa inzuccherare ipocritamente in superficie ciò che diciamo lasciando inalterata la sostanza del pensiero, significa riconoscere che ciò che diciamo e come lo diciamo, soprattutto, plasma anche il nostro modo di pensare, e non solo viceversa (vedi programmazione neurolinguistica). Che le parole hanno una loro storia, un contenuto stratificato che non possiamo ignorare e che quindi, per fare l’esempio più eclatante, non possiamo dire “negro” sostenendo che per noi personalmente non è un insulto, perché lo è stato (e lo è ancora purtroppo) per molti e per molti anni, quindi è ora di usare parole nuove, perché un modo nuovo di pensare passa anche da lì. Un piccolo sforzo lessicale per voi, un grande passo per l'umanità. Grazie.

Infine, politically correct significa riconoscere che il mondo è fatto di punti di vista e storie diverse, non di verità assolute (questo, al giorno d’oggi, mi sembra un punto non questionabile: non viviamo più in un Medioevo autarchico anche come pensiero) e quindi non si può pretendere di imporre la propria visione a tutti, pur credendoci profondamente e difendendola con passione. La passione delle idee ed il politically correct non sono affatto in contraddizione. E' l'intolleranza che si concilia male.

Applicato al campo della maternità, che è quello che ci interessa qui, significa che non darò mai della cattiva madre ad una mamma che non condivide le mie scelte e le mie opinioni. Possa colpirmi la maledizione di Montenzuma se solo lo penso. Però non posso certo dire cose che non penso o che sono convinta siano sbagliate, solo per non urtare la sensibilità di chi fa scelte diverse. Nel caso del capriccio, io credo che sia importante cambiare l'atteggiamento verso il pargolo da "piccolo rompipalle incomprensibile + capriccio inspiegabile" a "bimbo che comunica a modo suo qualcosa che ha un motivo, importante per lui e che può essere compreso". Sia per il pargolo che per il genitore, e per il loro rapporto. Per arrivare poi al solito punto dolente, cioè l’allattamento, ognuna ha il diritto di fare la scelta che crede, consapevolmente. La parola scelta consapevole implica avere a disposizione il maggior numero possibile di informazioni corrette. Quindi non chiedetemi di dire ad una donna che allatta artificialmente che il latte artificiale in fondo non è tanto diverso dal latte materno, così si sente tranquilla. È diverso, e non in meglio, anche se non vogliamo farne una tragedia. O che il latte artificiale non è un colossale affare e le ditte non fanno di tutto per sabotare l'allattamento, complici molti pediatri ignoranti o superficiali. Succede. Ed io lo dico. Non ci calcherò la mano se non vi interessa, ok, ma non aspettatevi che stia zitta. Poi, ognuno sa del suo, davvero.

(evvai, Diotima mi ha attaccato il virus del post chilometrico.. )



postato da: Neeta alle ore 05/12/2004 11:23 | Permalink | commenti (7)
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domenica, dicembre 05, 2004

Donna sull'orlo di una crisi di nervi (handle with care)
Premessa: io sono una allattatrice convinta, ormai l'avete capito. Pero' cavolo com'è dura l'avventura a volte.

Mi sembra di vivere all'inseguimento delle poppate. Sempre con l'incubo, in queste ultime settimane, che a Sara prendano i famosi cinque minuti (magari solo cinque) di "lo voglio tutto e lo voglio subito", quando inizia ad urlare stizzita, il mio riflesso di eiezione non parte e passiamo i venti minuti peggiori della mia vita con mia figlia che urla come una iena (contro le mie tette, contro di me, contro la vita, fate voi..) ed io che mi sento un verme. Magari stringo i denti e dopo venti, venticinque minuti di tentativi il latte scende, giusto in tempo prima che i vicini chiamino il Telefono Azzurro o io faccia qualcosa per cui sarebbe da chiamare davvero, il Telefono Azzurro Magari alla fine alzo bandiera bianca, Simone corre a scaldare del latte che mi sono tirata, Sara poppa beata tra le *sue* braccia e si addormenta, mentre io rimango sveglia a pensare cosa c'è che non va nelle mie tette da un po' di tempo a questa parte, e perché mia figlia ce l'ha con me. Non è così tutte le sere, per fortuna, ma ormai sono entrata in fissa... C'ho l'ansia da prestazione, in poche parole. A quanto pare, non è appannaggio solo degli uomini.

Vorrei che anche mio marito avesse le tette, così non sarei da sola a sostenere tutto il peso e la responsabilità dell'allattamento. Ogni tanto mi sorprendo ad invidiare chi fa allattamento misto o artificiale, perché di latte ce n'è quanto si vuole, io devo stare attenta a quel che faccio e quanto mi stanco, se mi concedo per una serata di stare alzata fino a tardi a fare i cavoli miei come una volta il giorno dopo la pago. Ed a volte mi sento sempre "a disposizione" della pupa, 24 ore su 24, senza staccare mai. A volte, posso dirlo? vorrei gridarle "e lasciami in pace un pomeriggio, solo un pomeriggio, che ti costa????"

Vorrei tanto avere le tette trasparenti con le tacche graduate, tipo bibe, ogni tanto, così potrei guardarle e sapere che il latte c'è, magari mi aiuta a farlo scendere prima. Oggi poi la belva ha poppato da entrambi i seni e poi ne voleva ancora.. .non sapevo più che fare, mica c'ho la terza tetta! Ok, lo so che il latte dopo i primi tempi cala, nel senso che non c'è più quella sensazione di tette che scoppiano e non si perde più il latte per strada, ma in giornate come questa rimpiango tutti quei fastidi perché almeno avevo la prova provata che il latte c'era ed era pure troppo.

Ogni tanto mi sembra che questo allattamento al seno si trasformi, invece che in un atto gratificante, nell'ennesimo banco di prova che noi donne dobbiamo imporci Ed ovviamente in una società dove si fa la gara a chi ingrassa di più il porcellin... ahem, il bambino, diventa uno stress ancora più stressante ("Ma tu hai ancora latte?" "Ma Sara sta bene, cresce?" "Ma i cavoli vostri mai?" ops, questa ero io)

Insomma, che dite, ce n'è a sufficienza per piantare le tende al consultorio psicologico della ASL?

N.B. Questo è uno sfogo femminile, non una richiesta di consigli. Una donna quando si sfoga non vuole saggi consigli, vuole solo che voi diciate "ti capisco", vi assicuro che le basta, quindi fate poche manfrine e ditelo, anche se non avete capito niente. Se provate a dirmi qualcosa di (apparentemente) sensato tipo "dalle una giuntina non è la fine del mondo" o "riposati di più, vedrai che andrà meglio" o peggio ancora "su su non esagerare" io vi spezzo le braccine. Giuro. Poi non dite che non vi avevo avvisato..
















postato da: Neeta alle ore 05/12/2004 07:02 | Permalink | commenti (5)
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sabato, dicembre 04, 2004

Ma come fanno a capirlo???
Mia madre mi racconta sempre che da piccoli era una tragedia farci svegliare per andare a scuola. Tutte le mattine, una lotta con tre piccoli ghiri. Tranne la domenica. La domenica, giorno in cui notoriamente non si va a scuola, alle sei di mattina piombavamo tutti e tre in camera dei miei, svegli come piccoli genieri guastatori .
Sara ha sempre fatto la prima poppata della mattina tra le sei e le sette. Ultimamente, decisamente verso le sette, così arrivavo sempre in ritardo all'università. Ora le lezioni sono finite, e la mattina posso prendermela comoda. Ora Sara ha deciso che la colazione si fa alle cinque di mattina Se scopro chi di voi glie lo ha detto, che le lezioni sono finite... avrò la mia vendetta!



postato da: Neeta alle ore 04/12/2004 06:50 | Permalink | commenti
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venerdì, dicembre 03, 2004

Oltre (molto oltre) la tetta

M. ha avuto una bimba qualche settimana fa. Ed ha avuto anche le ragadi, qualche settimana fa. La prima volta che l’ho vista era venuta a cercare aiuto, accompagnata dalla madre, al gruppo di allattamento. Era pallida e gonfia, con un’aria sfinita, la madre non la lasciava un attimo e sembrava doversi occupare sia di lei che della piccola. L’ho rivista un paio di settimane fa, solo lei e la bimba, e non la riconoscevo quasi: serena, sorridente, con un filo di trucco. Alla fine ha deciso di passare al latte artificiale, non ce la faceva più con il dolore, ma continua a venire al gruppo. E ci ha raccontato che la sera attacca la bimba al seno, per aiutarla ad addormentarsi, anche se dice “Non so cosa riesca a prendere, ma la vedo che ciuccia con gusto..”. Conosco molte mamme che non so perché considerano il seno per dormire come un “vizio” da togliere prima possibile. Per lei istintivamente è diventato il modo per essere vicina alla sua bambina e confortarla, al di là del latte.

C. è un’altra ragazza del gruppo di allattamento. Anche per lei, inizio difficile: prima il bambino che durante la gravidanza non cresceva bene, per cui negli ultimi tempi monitoraggi ed ecografie giornaliere, poi l’induzione anticipata del travaglio, il battito del bambino che va giù, la corsa per un cesareo d’urgenza, il buco nero dell’anestesia. Ora fatica a ricordare quei momenti, e le sembra oscuramente che le manchi qualcosa come madre. Forse per questo nonostante abbia avuto una micosi dolorosissima e debba usare dei paracapezzoli che le danno una misteriosa allergia, continua ad allattare. Per fortuna c’è il gruppo, dove può sfogarsi e ritrovarsi con altre donne, ognuna con il suo piccolo o grande buco nero personale da superare. Un po' di senso di inadeguatezza non si nega a nessuna madre, nella nostra cultura, anche se hai avuto il parto più normale del mondo, ed a C. ha fatto bene scoprire di non essere sola. Continua ad allattare, ma non più come se fosse il suo esame di riparazione.

La bambina di G. è nata gravemente prematura, alla ventiseiesima settimana di gravidanza. Uno scricciolo di 630 gr, più piccola del laringoscopio con cui l’hanno subito intubata. Per qualche settimana le uniche mani che hanno toccato la piccola erano quelle, guantate, delle infermiere e dei dottori della terapia intensiva neonatale. La mamma ha fatto la spola tra casa e reparto di terapia intensiva per un mese e mezzo, poi sono state promosse alla semi-intensiva per altri tre mesi, scanditi dagli orari delle visite. G. ha imparato a decifrare i monitor a cui era collegata la sua bambina meglio dei medici, ha imparato a prenderla in braccio senza staccare nemmeno un tubicino, ha imparato soprattutto l’esercizio difficile della speranza e dell'attesa. Ora nel reparto di neonatologia del nostro ospedale c’è una foto, assieme alle altre: G. sorridente ed orgogliosa con la sua bambina in braccio, il giorno della dimissione, circondate dall’intero staff del reparto in veste di padre (putativo) raggiante.

Sono tutte madri. Non è il parto, né il latte che le accomuna, perché le madri non cominciano e soprattutto non finiscono necessariamente con il parto o l’allattamento. Quelli sono strumenti che *possono* servire ad un’identità che però va molto oltre. Ad accomunarle è questa volontà tenera e feroce di esserci, per il proprio bambino, in barba a tutti gli ostacoli. È l’attenzione con cui percepiscono il richiamo del loro cucciolo. È questa creatività meravigliosa, che fa loro trovare ogni modo possibile, girando attorno agli ostacoli se non puoi saltarli, per rispondere a quel richiamo e far sentire il loro amore.. Per una è il latte, per un’altra è un seno vuoto di latte ma pieno di calore, per un’altra ancora può essere lo sguardo caparbio oltre il vetro di un’incubatrice, o una carezza attraverso lo sportellino di una termoculla. Provateci, a definire una madre.







postato da: Neeta alle ore 03/12/2004 21:03 | Permalink | commenti (2)
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mercoledì, dicembre 01, 2004

Le ragazze che sorridono
Oggi sono andata a ricercare le pagine di ragazze con la Sindrome di Turner. Due anni fa, ho passato ore a guardare quelle foto. La mia prima figlia, Zoila, aveva la sindrome di Turner. Ovviamente, sono diventata l'esperto mondiale sull'argomento nel giro di poche settimane. C'è qualcosa che non troverete nelle centinaia di pagine scientifiche dedicate all'argomento su Internet. Qualcosa che non è scritto nemmeno sui libri di medicina su cui ho studiato all'università, in quelle lunghe liste di difetti e segni clinici. Ma se guardate queste piccole donne coraggiose ve ne accorgerete subito. Sorridono. Così oggi, quando penso a come sarebbe stata la mia bambina, me la immagino così. Piccola, coraggiosa, e sorridente.
Anita
Özlem
Natasha
Bianca






postato da: Neeta alle ore 01/12/2004 00:47 | Permalink | commenti (5)
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