Capricci, politically corrected
A mio marito ho proibito di dirmi “Tua figlia fa i capricci, vedi te”. La formula corretta da oggi in poi è: “Cara, nostra figlia sta manifestando, con i modi appropriati per una neonata della sua età, delle imprescindibili e certo giustificatissime esigenze fisiologiche la cui natura non mi è però perfettamente chiara. Urge il tuo intervento per cercare di acclarare la questione”. Si sta esercitando, perché o fa così o si arrangia 
Ho già scritto altrove che non capisco l’applicazione della parola “vizio” ad un bambino. Cavolo, “vizio” non si dice più nemmeno per l’alcolismo, ora si parla di disturbo da dipendenza.. quindi, voglio proporre una battaglia di civiltà, l’abolizione con referendum della parola vizio riferita a minori di anni 6 (almeno). Ora sto considerando anche di abolire la parola capriccio. È un po’ che ci penso ma la conferma l’ho avuta ieri sera, quando Sara gnaulava tra le braccia di Simone senza riuscire ad addormentarsi. La prendo in braccio io, provo ad offrirle il seno ma niente. Stessa storia con il dito, si calma per qualche secondo e poi ricomincia ad agitarsi disperata. Simone mi fa “E' il birbo”, che qui significa capricci. Sarà. Alla fine, esasperata, ho preso Sara in braccio e mi sono alzata. Miracolo. Appena si è trovata in posizione verticale, appoggiata alla mia spalla, Sara ha cacciato una salva di rutti di quelli che le sono valsi il soprannome di Rombo di Tuono. Poi ha sorriso. Da quel momento è tornata la bimba serena e sorridente che conosciamo. L’ho messa nel lettino dove si è lentamente addormentata, sempre sorridendo. Altro che capricci.
A questo punto, la mia ipotesi di lavoro è che capriccio sia l’etichetta che si appiccica a comportamenti che non comprendiamo (ma che riposano in un malessere o un bisogno oggettivo). Un po’ come in medicina si chiamano idiopatiche quelle malattie di cui non si conosce la causa (si dice anche essenziale, come se di una malattia uno non potesse fare a meno.. bah). Certo, a chiamarli "esigenza imprescindibile e giustificata" non è che si risolvono magicamente, bisogna ancora capirci qualcosa e trovare il rimedio, ma è un passo avanti verso un approccio politically correct del pupo. E poi fa tanto figo, no? 
E dobbiamo anche intenderci su cosa significa politically correct..
Politically correct (peace & love, sisters)
Sento in giro un sacco di insofferenza per il politically correct. È vero, è diventato troppo spesso una specie di percorso ad ostacoli per cui non bisogna dire cose che scontentino qualcuno (e qualcuno che si scontenta c’è sempre). E così non piace nemmeno a me. D'altra parte, è nato in un contesto, quello degli Stati Uniti, dove ci si confronta con il problema della convivenza di etnie ed istanze molto diverse, in qualche modo bisogna pur cercare di non scannarsi. Ma in realtà il politically correct è ben diverso.
Anzitutto, non venitemi a dire, come è successo su un forum che frequento che “non si puo’ più dire nulla, non si può più essere schietti, ma basta con il politically correct!” per coprire quello che non era stata un’uscita coraggiosa, ma semplicemente un’uscita maleducata nei confronti di un’altra persona. Non confondiamo le acque. Il politically correct si applica alle idee, non alle uscite personali. Per quelle, vale ancora la cara vecchia buona educazione. In mancanza di questa, anche la capacità di capire che con certe uscite improvvide non si fa una bella impressione e quindi difficilmente vi faranno applausi a scena aperta può tornare utile.
Inoltre, il politically correct non significa inzuccherare ipocritamente in superficie ciò che diciamo lasciando inalterata la sostanza del pensiero, significa riconoscere che ciò che diciamo e come lo diciamo, soprattutto, plasma anche il nostro modo di pensare, e non solo viceversa (vedi programmazione neurolinguistica). Che le parole hanno una loro storia, un contenuto stratificato che non possiamo ignorare e che quindi, per fare l’esempio più eclatante, non possiamo dire “negro” sostenendo che per noi personalmente non è un insulto, perché lo è stato (e lo è ancora purtroppo) per molti e per molti anni, quindi è ora di usare parole nuove, perché un modo nuovo di pensare passa anche da lì. Un piccolo sforzo lessicale per voi, un grande passo per l'umanità. Grazie.
Infine, politically correct significa riconoscere che il mondo è fatto di punti di vista e storie diverse, non di verità assolute (questo, al giorno d’oggi, mi sembra un punto non questionabile: non viviamo più in un Medioevo autarchico anche come pensiero) e quindi non si può pretendere di imporre la propria visione a tutti, pur credendoci profondamente e difendendola con passione. La passione delle idee ed il politically correct non sono affatto in contraddizione. E' l'intolleranza che si concilia male.
Applicato al campo della maternità, che è quello che ci interessa qui, significa che non darò mai della cattiva madre ad una mamma che non condivide le mie scelte e le mie opinioni. Possa colpirmi la maledizione di Montenzuma se solo lo penso. Però non posso certo dire cose che non penso o che sono convinta siano sbagliate, solo per non urtare la sensibilità di chi fa scelte diverse. Nel caso del capriccio, io credo che sia importante cambiare l'atteggiamento verso il pargolo da "piccolo rompipalle incomprensibile + capriccio inspiegabile" a "bimbo che comunica a modo suo qualcosa che ha un motivo, importante per lui e che può essere compreso". Sia per il pargolo che per il genitore, e per il loro rapporto. Per arrivare poi al solito punto dolente, cioè l’allattamento, ognuna ha il diritto di fare la scelta che crede, consapevolmente. La parola scelta consapevole implica avere a disposizione il maggior numero possibile di informazioni corrette. Quindi non chiedetemi di dire ad una donna che allatta artificialmente che il latte artificiale in fondo non è tanto diverso dal latte materno, così si sente tranquilla. È diverso, e non in meglio, anche se non vogliamo farne una tragedia. O che il latte artificiale non è un colossale affare e le ditte non fanno di tutto per sabotare l'allattamento, complici molti pediatri ignoranti o superficiali. Succede. Ed io lo dico. Non ci calcherò la mano se non vi interessa, ok, ma non aspettatevi che stia zitta. Poi, ognuno sa del suo, davvero.
(evvai, Diotima mi ha attaccato il virus del post chilometrico.. )