Cara Diotima ti scrivo.. (aggiornato)
Visto che ormai ci commentiamo a vicenda i nostri blog, tanto vale che scriva direttamente un post con tutte le riflessioni che mi sono venute leggendo i tuoi (chilometrici) post. La prima riflessione è che, ragazza, sei ancora più grafomane di me, il che è tutto dire. Le altre riflessioni sono, in realtà, una specie di primo consuntivo di questa esperienza in progress, di questo esser madre. Un’esperienza iniziata due anni fa, ormai, e che continuerà per tutti i giorni della mia vita. Ho incontrato ed incontro tante altre madri. Ce ne sono tantissime, di tutti i tipi, un’invasione di madri. Ognuna a modo suo. E mentre ogni mamma vuol essere a modo suo, ci sono quelli che pensano che dovrebbe essere a modo loro. Non lo so perché c’è tutta questa pressione attorno ad una madre, forse perché ci si rende conto che è dalle madri che parte tutto, sono loro le prime che trasmettono la cultura ed i valori fondanti, insomma non so perché ma la discussione su cosa è una buona (o una cattiva) madre è feroce. E noi lì in mezzo, a discutere anche noi (invece di mandarli tutti a quel paese, ‘sti soloni, e fare le mamme in pace). Mio marito ormai quando gli dico “la sai l’ultima?” sa che non sto parlando di barzellette, ma dell’ultima discussione scoppiata su Alf. Si discute di allattamento, di sonno, di nido, di nonne, di pappe e pannolini si o no, di botte e di giochi, di amnio si o no, di tutto il discutibile. Io cerco sempre di ascoltare tutte le campane, su un argomento. Cerco sempre di trovare un punto di equilibrio ragionevole. In questo modo, di solito, finisco per prenderle sia da destra che da manca, perché scontento tutti (chissene N.d.R). Ho scoperto una cosa interessante: la tolleranza è difficile per tutti. Anzi, nei gruppetti di quelli che “lo fanno strano” la tolleranza è una merce ancora più rara. Mi sono trovata, io mamma che allatta convinta, in gruppi di mamme che allattano, dure e pure, ed ho scoperto che sono fuori posto anche lì, magari perché io uso l’omeopatia ed in quel gruppo viene vista male. Nel gruppo dei patiti per l’omeopatia probabilmente sarei emarginata per altri motivi, per esempio perché uso anche farmaci.. e così via. Tutto il mondo è paese, la tolleranza del modo altrui è lontana, la libertà poi di essere nel modo cometepare è una vera utopia. In tutto ciò, perdiamo di vista il fatto che ognuna di noi, in realtà, ha il diritto/dovere di costruire il proprio modo di essere la migliore madre possibile, e se ci riuscisse senza interferenze forse avrebbe meno voglia o bisogno di discutere ferocemente con le proprie pari. E aggiungo, avrebbe meno sensi di colpa per non essere "abbastanza buona madre", e come ti ho scritto il senso di colpa è un potentissimo strumento di controllo dell'individuo, guarda caso usato da molte religioni (per il concetto di "madre abbastanza buona" vedi il grande Bruno Bettelheim: il suo splendido libro "Un genitore quasi perfetto" in realtà si intitola in originale "A good enough parent")
L’allattamento ed il parto sono due momenti delicatissimi e molto personali. Quindi, ovviamente, se ne impicciano tutti. Se ne impicciano fino a farli diventare due momenti-test dell’essere madre, anzi buona madre. Questo non mi piace. E sono d’accordo con molte delle cose che dici. Ma non mi piace nemmeno volerli ridurre nella loro essenza: sono due momenti importanti, senz’altro, ammettiamolo. Per me sono due esperienze molto significative, forse perché ho potuto viverle come volevo io (nei limiti del possibile). È sbagliato voler presentare questi due momenti come il fondamento irrinunciabile dell’essere una buona madre, ma non sottovalutarli, il mio essere madre passa anche di lì. È giusto dire che sono o possono essere dei momenti belli, fondanti, intensi. Possono anche non esserlo, ed allora via, passiamo ad altro, come dici ci sono molti modi e tempi per costruire il rapporto unico tra una madre ed un figlio. Mai attaccarsi alle esperienze. Mai sottovalutarle.
Ho notato che il fatto che io dica “io faccio così” viene spesso percepito dall’altra madre come una velata critica al proprio modo di fare. Ma io ho detto solo “io faccio così”, non ho mica detto “tua fai male a fare cosà”. Io sono contenta di quello che faccio. Sono contenta di allattare, perché in fondo me lo sono anche un po’ guadagnato, oltre gli ingorghi, la mastite e la stanchezza (ho avuto anche la fortuna di molto appoggio intorno). Non vuol dire che sono una madre migliore di te. Vuol dire che sono la madre migliore che potevo essere per mia figlia. Non mi piace chi giudica senza sapere, ed io per esempio non lo so cosa significa avere le ragadi (ci sono andata vicina i primi giorni però, e ne ho un pessimo ricordo). Però ho notato che a volte le madri che non hanno avuto problemi o li hanno superati devono tenere un basso profilo, altrimenti le si accusa di vantarsi. Al massimo si dice loro “hai avuto fortuna”. Io posso dire di avere avuto un po’ di fortuna ed un po’ di volontà e capacità di gestire la situazione. E sono contenta per me stessa di questo. Perché devo gioire in sordina? Io sono OK, tu sei OK. Lasciamo ad ogni madre e ad ogni bambino il loro spazio per creare la loro relazione, la loro unicità senza confronti. Se cominciamo a far confronti e classifiche persino tra noi madri addio, siamo spacciate. Facci caso: se va male è colpa tua, se va bene è solo fortuna. Non ti puzza di fregatura? A me si, specie dopo essermi sbattuta tanto per farla andare bene..
Le talebane della LLL esistono, ma sono meno di quelle che pensi. Ci sono persone molto umane e molto discrete ed intelligenti, nella LLL. Io ne ho conosciute. Per me la LLL è stata un incontro importante, perché mi ha dato le informazioni necessarie per fare la mia scelta. Sapere è davvero potere. Non esiste scelta senza alternative, e non ci sono alternative senza corretta informazione. Io ho fatto la mia, di scelta, e difendo sia la mia che quella, diversa, di altre donne che invece non allattano a lungo. Perché se lo hanno deciso sapendo davvero cosa facevano, è un loro sacrosanto diritto. La LLL è nata in un momento ed in un contesto in cui ci voleva un coraggio ammirevole per fare quel che hanno fatto. Poi la LLL è americana, e gli americani, non so perché, se non sono ferocemente ideologizzati non sono contenti, ma tu prendi il meglio che ti possono dare, lascia il resto.
Ho detto che l’allattamento a richiesta fa parte della nostra fisiologia. Dalle grandi scimmie da cui discendiamo alle culture meno tecnologizzate su questa terra è così: le madri allattano a richiesta e per anni i loro piccoli. Se noi non allattiamo più così è perché sono sopravvenute altre istanze, culturali, più o meno lontane dall’istintualità, che richiedono ad una donna di dividere il suo tempo diversamente. La tecnologia poi ci viene in aiuto con biberon e latti formulati, e poter fare una cosa che prima non era possibile ci conduce prima o poi a considerarla normale. Ed io non ci trovo niente di male in teoria, anzi io per prima ho molti interessi nella mia vita, fuori di casa. Non sto affatto predicando un ritorno ai cosiddetti “ruoli tradizionali” per l’uomo e la donna, anzi per il maschio e la femmina della specie. Vorrei solo che ogni volta che sentiamo dire che una cosa come allattare a lungo è innaturale ci rendessimo conto del fatto che è il contrario, e che semmai è "inculturale" per la cultura odierna. Cultura e Natura. Poi ognuna fa come si sente. Si può fare (quasi tutto) quel che si vuole finché si sa cosa si sta facendo. E non so perché una madre che allatta, per difendere la propria posizione, deve per forza criticare quella della donna che non allatta, e viceversa. Io vedo accadere entrambe le cose, e mi sembrano un'enorme zappata sui piedi per tutte. Io sto consapevolmente cercando la mediazione tra istintualità e cultura, e non è facile. Specie quando da entrambi gli schieramenti ti guardano male. Ma io di schieramenti sono stufa. Sto cercando l’aurea mediocritas. Remando contro tutte le correnti, come al solito.