Finalmente è il mio turno, mi visitano e decidono di ricoverarmi perché effettivamente il travaglio è iniziato, sono a due dita di dilatazione, per cui mi mettono in una stanza con il monitoraggio attaccato. Le contrazioni sono diventate più forti adesso, alcune decisamente dolorose... cerco di non guardare i numerini sul monitor e di concentrarmi ad occhi chiusi sul suono del cuoricino di Sara, che è forte e regolare, e così mi tiene compagnia. Respiro e cerco di non stare tesa. Mi dico che il dolore si può anche controllare, e per ora ci credo pure...
Verso l'una un'ostetrica decide di visitarmi di nuovo, e non so se lo fa apposta per stimolarmi o perché è così che si fa, mi spinge sul collo dell’utero durante una contrazione... per la prima e spero ultima volta quel giorno perdo del tutto il mio famigerato autocontrollo e grido di smettere per carità ti prego lasciami andare ti prego, lei insiste ed io mi strappo all'indietro, via dal lettino, non so cosa mi è preso ma quel dolore lì mi arriva al cervello... Lei mi guarda con severità e mi dice: non puoi fare così. Tu devi partorire oggi, quindi levati dalla testa di fare così. Devi farcela. Non puoi tirarti indietro sulle contrazioni, fai male al bambino. Io mi sento malissimo, balbetto delle scuse, mi do della stupida per aver reagito così, la odio con tutte le mie forze ma capisco che è vero, oggi sono qui per partorire... così le dico che se vuole può riprovare, cercherò di star ferma, ma lei mi fa grazia e comunque sono già a sette centimetri, la testa è adagiata e va bene così. Si fanno le due, cambio turno, le contrazioni sono diventate quasi insopportabili ed arriva Nerina, l'ostetrica che mi seguirà per il resto del travaglio, è una specie di scaricatore di porto livornese, alta e massiccia, per niente tenera anzi, ma mi fa sentire al sicuro. Finalmente mi portano, anzi mi mandano in sala travaglio, ci devo arrivare camminando sulle mie gambe perché qui la filosofia dei parti è questa, sei incinta non malata, ti arrangi con le tue forze tanto puoi farcela... Simone è sempre accanto a me, cercando di confortarmi e subendo rassegnato le mie risposte sgarbate, perché un momento mi aggrappo a lui chiedendo sostegno il momento dopo gli dico di lasciarmi in pace e stare zitto perché sto male, il momento dopo ancora gli chiedo scusa... In sala travaglio, dopo oramai quattro ore di contrazioni intense, sono così sfinita che inizio a pensare che non ce la farò mai, sapevo che sarebbe arrivato prima o poi questo momento, è naturale mi dico ma non aiuta... in quel momento una vocina sottile sottile dentro di me sussurra "Certo che qui ci stava proprio bene un'epidurale!"... ma io come al solito devo fare wonderwoman, sfidare l'impossibile, gettare il cuore oltre l'ostacolo etc etc. ed eccomi qui, a partorire senza uno straccio di analgesia, insomma "mamma-guarda-senza-mani!!" Ormai è fatta... la mia più grande paura è che le contrazioni possano diventare ancora più forti di così, a parte durante la visita non ho mai urlato ma dentro mi sento morire di paura e nemmeno la presenza di Simo riesce a confortarmi. Con tristezza penso: peccat, Sara rimarrà figlia unica... perché col cavolo che mi ci rifregate!! Al massimo, il prossimo lo adotto. Nerina va e viene, ha da fare, ma io vorrei che restasse lì con me, vorrei che mi abbracciasse, mi tenesse almeno la mano, le chiedo aiutami ti prego (anche se non so cosa potrebbe fare, a questo punto).. lei rimane vicino a me, mi parla ma non mi concede proprio niente di gentilezza, mi dice che sono io che ho scelto di partorire un figlio e cose del genere, e a mente fredda ora so che fa bene, perché se mi compatisse sarei ancora lì a piagnucolare, con una lagnosa come me servono maniere spicce. Ultima visita, la dilatazione è completa ma paradossalmente la testa è risalita... quando mi dice così per un attimo mi sento morire, poi la solita vocina dentro di me fa" Evvai.. mi dovranno fare il cesareo.. magaaaari! Mi faccio addormentare e vai, in c..o alle contrazioni!"... ma Nerina evidentemente non è proprio il tipo da perdersi d'animo, per cui mi spiega come devo fare a spingere, come se dovessi andare di corpo, e mi dice di iniziare. Da brava scema inizio a spingere accompagnandomi con la voce, cioè gridando come un'aquila spiumata, pensando che questo mi aiuti, probabilmente ho visto troppi film americani. Lei mi lascia urlare due o tre volte e poi con calma mi fa "Tesoro, che ne dici se gli urli li riservi per l'ultimo ed ora ti concentri sulla spinta? Concentra tutta l'energia nella spinta, dai.. " Provo, ed all'improvviso mi accorgo di due cose fantastiche: che se spingo forte il dolore delle contrazioni non lo sento quasi più, e che se sto zitta non perdo la testa e riesco a spingere molto meglio! Una volta capite queste due cose, divento la più silenziosa ed entusiasta "spingitrice" che abbiano mai visto in quella sala travaglio. Visto che spingo bene ma ancora non sento lo stimolo a farlo, Nerina mi fa stendere per un po’ sul fianco destro perché questo dovrebbe far scendere di nuovo la testa, un'altra mezzora di tortura con le contrazioni che si susseguono sempre più forti ed io non posso spingere ancora, ma incredibilmente riesco persino ad assopirmi tra una contrazione e l'altra, ascoltando Simone e Nerina che chiacchierano di atletica, Simone beato lui trova sempre qualcuno con cui chiacchierare di sport, in questo momento li benedico perché le loro voci mi cullano mentre cerco di resistere. Nerina esce e restiamo lì io e Simo in silenzio per un po’... poi finalmente sento che qualcosa è cambiato, sento che la testina sta premendo sulle ossa del bacino e chiamo Nerina, che arriva subito e mi fa alzare per andare in sala parto.. finalmente vedo la fine del tunnel!
Mentre salgo sul lettino da parto grido "Eccola!" perché ho sentito distintamente la testa di Sara iniziare la discesa, ora capisco cosa intendeva l’ostetrica quando diceva che avrei avuto voglia di spingere, non me lo devono nemmeno dire di iniziare, mi attacco alle maniglie e via con le spinte. Tre per ogni contrazione... Nerina è lì che mi guida con la voce, aspetta che inizi la contrazione, Serena, prendi fiato, chiudi gli occhi e spingi, riprendi fiato, spingi, di nuovo respira e SPINGI. Ora lascia andare.. piano, aspetta la prossima.. Nella stanza oltre a me e Nerina ci sono un'infermiera, uno che mi sembra un medico ed invece scoprirò dopo che è un ostetrico anche lui, e Simone. Se prima di partorire pensavo che mi sarei vergognata a farmi vedere in quella condizione, che non avrei mai potuto farmela addosso o defecare davanti a Simone o addirittura ad estranei, ora scopro che per me è come se tutti loro fossero pezzi dell'arredamento, non me ne frega niente di nessuno, sono lì per partorire io. Nerina dice che Sara sembrerebbe una bimbottona ed ha una testa grossa ma che io ho il bacino largo e posso farcela tranquillamente, io spero che sia la verità e per la prima volta in vita mia benedico i miei fiancotti pieni da latina. Ormai sono le sei e mezzo di sera, parte un'altra serie di spinte, tutti sono lì attorno e mi incitano a spingere, mi dicono che sto andando bene, dai che sei bravissima, ancora una... io sento che qualcosa di incredibile sta succedendo là sotto, una sensazione di tensione e dilatazione mai provata, dai brava, continua che si vede la testa ma io non ci credo, penso lo stiano dicendo solo per farmi coraggio allora chiedo a Simone di andare a a vedere per confermarmelo, e lui invece mi grida si si, dai amore che si vede la testa! ed inizia anche lui ad incitarmi, ed io a questo punto ritrovo delle forze che nemmeno sapevo di avere e se finora ho spinto forte adesso inizio a farlo con tutta me stessa, so che è difficile crederlo ma la stanchezza, la paura ed il dolore sono spariti del tutto, nella mia testa c'è solo spingere, prendere fiato e spingere, prendere fiato e spingere, avanti senza chiedermi più nulla... e all'improvviso tutto diventa facile, liquido, sento il corpicino di Sara che sguscia fuori da me lasciandomi una sensazione di sollievo incredibile, i dolori spariti, come se fossero usciti con lei. Mi guardo incredula la pancia, che da tesa e rotonda che era s'è afflosciata come un soufflè seduto. Simone ride, piange, mi bacia, mi dice che ce l'ho fatta, ed io mi rendo conto che nessuno attorno grida più ma c'è un suono nuovo nella stanza, che viene da là sotto dove Nerina è accosciata ed ha "qualcosa" in mano. E' Sara, che piange e respira per la prima volta in vita sua. Chiedo di farmela vedere, e Nerina me la appoggia sulla pancia, avvolta in un telo verde. La abbraccio, è piccola, con tanti capelli neri e due occhi tenerissimi, e si abbandona sopra il mio corpo. E lì davvero non ricordo più cosa ho detto, so che la chiamavo con tutti i soprannomi che abbiamo inventato per lei, che le parlavo un po’ in italiano ed un po’ in spagnolo, e Simone vicino a me la chiamava anche lui.. e lei ci guardava, ci guardava... senza piangere, intensa, caparbia, ci cercava e ci seguiva con lo sguardo. La nostra piccola ci stava riconoscendo.
Poi la lavano e la pesano, 3kg810!, e lei piange di nuovo, ma smette subito in braccio a suo padre, anzi inizia a cercare subito il seno, mi dice ridendo Simone, che è raggiante. Anche io sono improvvisamente euforica, e chiedo di vedere la placenta, che sembra un grosso pezzo di fegato, chiedo che iniezione mi stiano facendo, rispunta un po' la studentessa di medicina che è in me... Nerina mi ricuce qualche piccola lacerazione e mi fa alzare in piedi perché la sala parto serve per un'altra donna già in attesa... ed io vado subito giù come un ciocco, tra spinte ed emorragia sono proprio esaurita, per cui lei mi riacciuffa e mi fa riposare un poco su uno sgabello. Poi camminando piano piano mi portano di nuovo in sala travaglio, dove mi sbottono la camicia da notte e faccio subito attaccare Sara al seno. Come tira forte!! E' incredibile, un esserino così piccolo appena nato ma con tanta forza! Simone scatta le prime foto del nostro amore, io telefono a mia madre che so essere lì fuori ad aspettare notizie.. e poi di nuovo piano piano ci avviamo verso la stanza... ma stavolta portiamo con noi Sara nella sua culla.
E poi ci sarà il resto della serata con visite, telefonate e messaggini, sorrisi, lacrime, e finalmente, quasi all'alba mentre tutto tace nel reparto, riuscirò anche io a sprofondare nella mia stanchezza e dormire, mentre Sara riposa vicino a me.
A proposito di "il prossimo lo adotto": sei giorni dopo il parto, parlando con il mio medico, ho detto "Il prossimo figlio magari faccio l'epidurale..." e lui "Bè, se dopo sei giorni già parla di farne un altro direi che si è ripresa bene!"...